Un tributo a Jannacci: disegni di cui vale la pena parlarvi un po’ di più.

webdef_wip e illustrazione

Fino al 31 luglio 2016 al Teatro Galli di Rimini trovate una mia illustrazione in mostra assieme a decine di altri contributi d’autore (da Silver a Staino, da Gud a Mabel Morri e tantissimi altri), tutti alle prese con Enzo Jannacci. La mostra (a ingresso gratuito) si chiama “Gente d’altri tempi. Enzo Jannacci: nuove canzoni a colori” e, partita da Milano, è arrivata fino a qui grazie alla tenacia del collega Roberto Grassilli e alla bella accoglienza del team di Cartoon Club. È stato proprio Rob (il suo omaggio lo potete vedere qui) a propormi a Sandro Patè e Davide Barzi (i due curatori della mostra) come uno dei nuovi disegnatori che avrebbero rimpinguato la collezione di omaggi jannacciani illustrati. Rob è un collega e un amico, spesso si parla di musica e spesso si è parlato insieme di questo cantautore sbilenco e meraviglioso, con le canzoni piene di immagini e di parole struggenti e buffe. L’occasione l’ho presa al volo, tanto più che la modalità di partecipazione l’ho trovata davvero stimolante: ad ogni autore i curatori assegnano un brano di Jannacci a cui il disegno deve ispirarsi e questo invita il disegnatore ad entrare davvero nel suo mondo, metterci le mani, coccolarselo un po’… insomma, per partecipare ci vuole la matita ma soprattutto “ci vuole orecchio” in questo caso.

Pur segretamente sperando che, tra i brani non ancora assegnati, mi arrivasse “Bambino boma”, confesso che mi è scesa una lacrima di commozione quando ho scoperto che la canzone su cui avrei lavorato sarebbe stata questa (di seguito, testo e audio).

Pastelli a cera, matite e digitale sono stati i miei strumenti di lavoro, su una base di “carta gialla” bagnata a fare da texture di fondo alla piovosa periferia milanese in cui è ambientata questa storia. Il disegno si “legge” in verticale proprio come una canzone e, al termine della mostra, sarà battuto all’asta per aiutare l’associazione “Scarp de tenis” e i suoi progetti di sostegno ai senza fissa dimora.

Un grazie speciale a chi mi ha dato occasione di entrare a far parte di questa compilation disegnata. Un grazie infinito a Enzo Jannacci che ha cantato un sacco di storie che, raccontate con ogni strumento o talento che sia, sono la cosa più preziosa che c’è.

El piuveva de tri dì; s’eri in caa coi me’ dulur…

m’ann ciamaa de la ringhéra

perché i gh’era giò du sciuri per parlamm … a mi?!

Me sunt mess so’ el tirasàss,

ho cumenciaa a andà giò d’i scal…

e hoo sentì quei oeucc su la mia sc’ena:

ho capì l’era per ti!

L’Ispetùr era on brav’omm;

el savéa no ‘me comincià:

“…so’ disgrazie ‘e chill’ambiente,

voi sapete…” ma ‘s te voeuret savé cosa?

Semm ‘rivaa a destinasùn,

de dree mi, devanti lo;

e tho vista smorta de fà cumpassùn

ai sass… sott’ un brütt lenzoeu bianch!

E te s’eret propri ti…

hoo sentìi strengium el coeur:

stess cavéj; la stesa bocca

granda, el stess fà de toeu in gir semper la gent!

E m’hann ditt che t’han truvaa

than trovada su i bastiùn…

Mi, gh’hoo ditt che l’è no vera:

che te s’eret minga ti!

 

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