Di quella volta che ho disegnato una pecora vestita per dire “grazie” a Bruno Bozzetto.

Chi sia Bruno Bozzetto mica ve lo devo venire a raccontare io… I suoi personaggi sono un punto di riferimento per lo humor disegnato italiano (e non solo); a lui e al lavoro del suo studio (frequentato negli anni da tanti professionisti dell’animazione) si devono contributi che hanno reso iconici spot e campagne pubblicitarie e poi ci sono i corti, i lungometraggi (il suo “West and Soda” ha di recente festeggiato un compleanno importante), le prime animazioni in flash e in 3D. Chiamarlo “maestro” non si può perché ho scoperto che si arrabbia tantissimo, ma di certo molto ha insegnato a parecchi. In ogni modo, se ancora non siete abbastanza preparati, in attesa di gettarvi sul suo sito, pagina Facebook, pagina Wikipedia e via dicendo, vi lascio un promemoria che vi sintetizzi la sua biografia, disegnato di suo pugno e incluso nella raccolta di dvd di molti dei suoi capolavori più rappresentativi.

Il cofanetto di dvd me l’ha regalato il mio babbo diversi Natali fa ed è stato uno dei regali più belli di sempre. Quando nel 2014 ho scoperto che Cartoon Club avrebbe dedicato una mostra a Bozzetto al museo della città e lui sarebbe stato presente all’inaugurazione, ho fatto come le ragazzine che vanno ai concerti speranzose di rimediare un autografo e, in effetti, la prima volta che l’ho conosciuto, mi sono portata a casa il mio bottino. In quel periodo avevo appena chiuso la mia prima partecipazione alla Biennale del Disegno con la serie foto-illustrata “La vita nascosta delle cose”. Dal primo timido link reale sono arrivata al link digitale: come spesso mi è accaduto, anche in questo caso il web è stato un ottimo complice e mi ha concesso, da quel momento in poi, il gusto di qualche chiacchiera con chi come Bruno considero uno dei punti di riferimento del mio lavoro disegnato. Mi sono ritrovata dei like, poi dei commenti, qualche messaggio. Bruno è simpatico, attento e mi fa osservazioni sincere e precise sui lavori che ha intercettato in rete. Mi dice che sono brava e un sacco di altre cose belle e io mi distanzio un po’ dallo schermo per vedere se leggo bene. Poi lo ringrazio nel modo più istintivo che ho, cioè gli faccio un disegno. Ve la scrivo così perché se mi leggete so che, molto probabilmente, conoscete un po’ me e il mio lavoro e sapete che non è uno slancio infantile, il mio, ma la naturale conseguenza di un linguaggio espressivo che mi circola tutto dentro e che mi aiuta a dire un sacco di cose quando le parole non arrivano per prime.

Bruno ha una pecora. In realtà ha un sacco di animali, ma ha soprattutto una pecora trovatella e allevata come fosse un cagnolone. L’ha chiamata Bee-len (e alcuni suoi post di facebook possono dimostrarvi che è ormai una vera e propria mascotte).

Vengo a sapere che fortunatamente, sempre in concomitanza del Cartoon Club (edizione 2015), Bruno tornerà a Rimini e avrò occasione di rivederlo, questa volta con un goccino di confidenza in più forse avrò il coraggio di abbracciarlo per tutto l’incoraggiamento che a distanza mi ha dimostrato.

bruno and mePer dirgli ‘grazie’ disegno la sua Bee-len e decido che, sì, magari faccio una figura un po’ bislacca a presentarmi con il ritratto della sua pecora come omaggio all’autore, ma alla fine c’è qualcosa che mi dice che è la cosa giusta da fare perciò… perché no?

Questo è il disegno (in fondo al post). Anche per Bruno c’è una sorpresa: ci sono due versioni della mia Bee-len, una con l’occhio vispo e una con l’occhio languido (una lieve variante del disegno originale). Per giorni sono state sul mio schermo (con la didascalia implacabile che vedete) e l’indecisione su quale consegnargli mi ha fatto dannare. Poi ho optato per la “pecora vispa” perché mi faceva ridere e speravo avrebbe riso anche lui. Ha riso (e fortuna vuole ci fosse l’amico e collega Rob Grassilli a fare una foto al volo mentre io tiravo un sospiro di sollievo e mi riempivo di felicità).

Questo post l’ho scritto perché questo è un bel ricordo che volevo fissare da qualche parte, perché è l’inizio di un piccolo dialogo con una persona che non avrei mai sognato di avvicinare o di colpire in qualche modo col mio lavoro,… e per far vedere a Bruno, dopo ormai un po’ di tempo che è passato, che, sì, c’è anche una “pecora lessa”.

composit webdef

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