La Marianna, cent’anni di storia… per chi si fosse chiesto da dove accidenti viene il mio nome

Quando ero bambina non ero sicura che il mio nome mi piacesse sul serio: era diverso da quello delle mie compagne di scuola (che avevano, nella maggior parte dei casi, nomi brevi e meno stravaganti), lo trovavo un nome antiquato, lunghissimo. Alla mamma era piaciuto tanto e l’aveva scelto per me con entusiasmo (anche se, fino all’ultimo, se l’era giocata con il nome “Alice”) e la nonna Aldina, vedendo la nuora dare alla cucciola di casa il nome della sua mamma (Marianna, la mia bisnonna, appunto), si era certo inorgoglita. Ho incominciato ad apprezzarlo quando, nelle passeggiate per il mio borgo San Giuliano (sì, proprio lui, l’A’marcord felliniano per eccellenza), mano nella mano con la nonna, gli incontri con i vari conoscenti e amici di famiglia rivelavano, aneddoto dopo aneddoto, ricordo dopo ricordo, la sua piccola grande storia: quella di una donna che con tanta fatica aveva saputo valorizzare il suo lavoro e quello dei suoi cari, tanto che la vecchia cantina che gestiva si era trasformata in trattoria, poi locanda, poi ristorante, proprio col suo nome sull’insegna, nome che ancora oggi occupa un posticino nella memoria di tanti riminesi. “La Marianna” non era certo una personalità di spicco o una grande eroina del suo tempo, ma forse un bell’esempio lo è stato e il ricordo che molti continuano ad avere di lei e di chi ne ha seguito il percorso, avendo cura di quanto aveva costruito, mi ha colpito e fatto sentire orgogliosa di portare il suo nome.

La trattoria Marianna oggi compie più di 100 anni (ai 100 si sommano i 5 anni della nuova gestione) ed è stata questa l’occasione che ha portato Enrica (l’attuale responsabile della trattoria) a chiedermi di mettere mano agli archivi di famiglia e ai ricordi legati alla Marianna per provare a raccontare, a modo mio, una storia che la riguardasse. Ne abbiamo fatto una pubblicazione illustrata che ripercorre, in sintesi, la storia della trattoria, della Marianna e di alcuni dei personaggi borghigiani che le hanno gravitato attorno. I testi, scritti grazie al prezioso aiuto del mio babbo (Roberto Balducci, nipote della Marianna), accompagnano le mie visioni disegnate sulla carta gialla, quella che serviva per apparecchiare i tavoli della vecchia cantina, ma anche per segnare i conti dei tanti che venivano e non potevano pagare; la carta segnata dall’olio, dal vino degli amici riuniti a raccontarsi conquiste e miserie, segnata dalle mani dei bimbi a cui la Marianna apriva le porte, la domenica, per offrire la merenda. La carta si straccia, si sfoglia e ospita queste piccole porzioni stratificate di ricordi passati di voce in voce e arrivati fino a me che, china alla mano, mi sono ritrovata a “metterli in scena”. A visitarli, ci sono piccoli fantasmi in cerca di storie con cui riempirsi gli occhi, pesci dallo sguardo ipnotico e barchette inzuppate di Sangiovese. Potete vederli, nelle tavole originali, esposti proprio alla trattoria Marianna (a un passo dal Ponte di Tiberio di Rimini) e potete portarveli a casa con una copia della pubblicazione.

“Dal 1908 al 2013, il viaggio che la Marianna ha intrapreso continua ad annoverare episodi e ricordi nel suo diario di bordo e questo grazie a tutti coloro che, con rispetto e affetto, ne hanno fatto l’esperienza: da chi popolava le cucine lavorando senza sosta, alla clientela che in tanti anni è stata anche solo di passaggio. In questo viaggio si sono incrociate le piccole storie di tante persone e queste sono le tracce che ancora parlano a distanza di tanti anni: ciascuna storia è importante, così come un ristorante a volte non è solo un ristorante e l’identità può costruirsi proprio sulle briciole, sulle macchie, sugli strappi lasciati sul tavolo, sulla “carta gialla”.” [La Marianna, cent’anni di storia]

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